I gruppi di preghiera 2018-02-15T18:47:47+00:00

I GRUPPI DI PREGHIERA

Uno dei più grandi motori di spiritualità all’interno della Chiesa sono stati i “gruppi di preghiera”. Estremamente variegati sia nelle loro modalità che nelle loro motivazioni, hanno costituito la linfa della vita di orazione di intere generazioni. Spesso ispirati a qualche santo (come i gruppi di Padre Pio), o a qualche grande apparizione (come i gruppi di Medjugorje), o a qualche movimento ecclesiale, o semplicemente radunati attorno al santo Rosario, sono stati, di fatto, scuole di preghiera per il popolo cristiano. Talvolta visti con diffidenza, se non addirittura con ostilità, sono stati frequentemente ignorati od ostacolati, ma ad essi non si può negare il merito di aver mantenuto vivo, anche in tempi difficilissimi, lo spirito della preghiera, il gusto dell’orazione, l’educazione alla vita spirituale. Costituiti per lo più da persone semplici, ma non raramente frequentati anche da grandi nomi della cultura, politici, e perfino illustri uomini di scienza (come non ricordare Enrico Medi? O lo scienziato Emanuele Mor?), i gruppi di preghiera hanno sfidato le stagioni delle ideologie e quelle del materialismo, tramandando senza velleità la nostra più genuina tradizione. Accusati spesso ingiustamente di costituire una “chiesa nella chiesa” (rischio che poteva diventare tale proprio coll’abbandonarli, privandoli cioè dell’opportuna guida pastorale), i gruppi di preghiera sono stati all’opposto, e la maggior parte delle volte, vere fucine di fedeltà al magistero e di amore verso il papa. Anzi, talvolta è stata forse proprio questa loro caratteristica a dare fastidio. Così come dava fastidio il fatto che i gruppi di preghiera non sottostessero alle fredde omologazioni della fede. Ispirati dai propri differenti carismi, sfuggivano, infatti, a quelle pianificazioni a tavolino che pretendevano di organizzare (o estinguere) i liberi moti dello Spirito Santo, tramite decisioni cadute dall’alto, e magari senza troppa fede. Ma lo Spirito, si sa, soffia dove vuole (e il più delle volte proprio dal basso), intervenendo laddove la dimensione orante è carente, scorrendo nelle crepe lasciate dalla nostra aridità, penetrando in quelle fessure rimaste che conducono luce fino ai nostri cuori. I gruppi di preghiera, spesso riuniti in semplici case di fedeli, hanno fatto rivivere la sacralità della Domus Ecclesia; e lì, talvolta davanti a una croce o a un altarino ben curato con la statuetta della Vergine, i cristiani hanno finalmente potuto riprendere a pregare, a qualsiasi ora del giorno e della notte, e per tutto il tempo che lo desideravano, senza l’ostacolo delle porte ormai quasi sempre chiuse di molte chiese, senza il lavorio rumoroso di qualche sacrestano sgarbato, senza l’irrispettoso ramazzare delle perpetue proprio sotto i piedi, senza sentirsi di troppo solo perché col rosario in mano. Nessuna strana setta si è formata in questi cenacoli domestici. Anzi, lungi dall’essere realtà chiuse su stesse, hanno molto spesso lanciato le loro reti nel mondo, restituendo un fiume di anime alle parrocchie, perché in essi confluivano misteriosamente quelle pecore smarrite che in chiesa non andavano, che non si confessavano da anni, che venivano dalla strada e dai suoi vizi, ma lì, scaldate dall’affetto di persone dal volto umano, finalmente ascoltate come persone, hanno cominciato a balbettare le loro prime Ave Marie, hanno avvertito lo sciogliersi del cuore indurito, hanno visto con stupore ricomparire il soprannaturale davanti ai loro occhi, e non per qualche temuto miracolo, ma per quel miracolo che è la preghiera del cuore. Tutta la chiesa è in realtà debitrice verso questa miriade di gruppi di preghiera spesso radunata per invisibile convocazione divina. Come dice il nostro Catechismo “I gruppi di preghiera …sono oggi uno dei segni e uno degli stimoli al rinnovamento della preghiera nella Chiesa” (CCC 2689). Dovremmo avere tutti un gran timore che queste cellule domestiche scompaiano, di non trovare più queste case che hanno con coraggio rinunciato a un proprio vano per farne la “stanza della preghiera”, o di vedere cancellati per sempre, magari a seguito delle consuete speculazioni edilizie, quei cascinali dove ancora il popolo della città trova rifugio per la sua preghiera. Finora nessuna ricetta è riuscita a sostituirsi in pieno a queste scuole popolari di preghiera, dove il clima di fraternità ha una caratteristica propria, dove la vigilanza del cuore trabocca oltre il rito. Ad essere in via d’estinzione oggi non è la fede, ma la fede dei puri di cuore, quella educata attorno a una particolare intimità con Gesù e Maria, che dilata e scalda l’anima predisponendola all’autentica vita interiore, alla vera crescita spirituale sotto la luce irradiante di Dio. E in questo, i gruppi di preghiera hanno certamente dato un preziosissimo contributo.