I tempi della preghiera 2018-02-15T18:52:45+00:00

I TEMPI DELLA PREGHIERA

Quali sono i tempi giusti per pregare? Si potrebbe rispondere a questa domanda nello stesso modo in cui si risponde a quella sui luoghi giusti: così come non vi è nessun luogo al mondo in cui non si possa pregare, non vi è nessun tempo in cui sia sbagliato pregare. Certo, come esistono dei luoghi più idonei (per esempio il raccoglimento di una chiesa o di un santuario), così esistono dei momenti forti in cui è più raccomandata la preghiera. Questi tempi possono riguardare la giornata, la settimana, o l’anno. Nel primo caso “la Tradizione della Chiesa propone ai fedeli dei ritmi di preghiera destinati ad alimentare la preghiera continua: la preghiera del mattino e della sera, prima e dopo i pasti, la Liturgia delle Ore” (CCC 2698). Seguendo le indicazioni della Bibbia, la cristianità riconosce, fin dall’antichità, in particolari momenti della giornata, i tempi preferenziali per la preghiera: mattino, ora terza, ora sesta, ora nona, vespri, compieta… Nei monasteri di tutto il mondo o fra le persone che conducono vita consacrata, questa liturgia delle ore scandisce, coi suoi Salmi, il tempo così consacrato a Dio. Ma anche molti laici che desiderano rafforzare la propria vita spirituale o perfezionarsi nella costanza della fede amano adottare tempi precisi per la preghiera. In particolare, risulta assai importante la preghiera del mattino, perché, appena alzati, permette di rammentare subito la propria appartenenza e di consacrare l’intera giornata a Dio. Il salmista scriveva: “Fin dal mattino ti invoco e sto in attesa” (Sal 5,4), “Al mattino giunge a te la mia preghiera” (Sal 88,14), “Al risveglio mi sazierò della tua presenza” (Sal 17,15). Anche Gesù amava assaporare il dischiudersi della grazia in quelle ore ancora di silenzio: “E alzatosi assai di buon mattino, uscì per andare in un luogo solitario a pregare” (Mc 1,35). E’ il momento della giornata in cui più ci s’immerge nella risurrezione di Cristo, rivelatasi proprio al sorgere del sole (cfr Lc 24,1). L’ora terza (le nove del mattino) ci aiuta invece a dedicare a Dio il lavoro già iniziato, affinché non si scivoli nelle distrazioni dell’efficientismo. E’ il momento adatto per invocare lo Spirito Santo sopra tutte le nostre attività. Fu all’ora terza che avvenne l’infusione di Pentecoste (cfr At 2,15). L’ora sesta (cioè le dodici) ci ricorda invece che, anche se il sole è alto, dobbiamo vigilare affinché non scendano le tenebre, quelle che avvolsero il mondo dall’ora sesta all’ora nona durante l’agonia di Gesù (cfr Mt 27,45). E’ l’ora in cui Gesù più ci mostra la sua sete di preghiera, così come in quell’ora chiese da bere alla samaritana (Gv 4,6). E’ il mezzogiorno della fede, quello in cui anche Pietro fu rapito in estasi, quando, salito “sul terrazzo della casa verso l’ora sesta per pregare”, gli fu rivelata l’universalità del cristianesimo (At 10,9). L’ora nona (le tre del pomeriggio) è chiamata dal libro degli Atti “l’ora della preghiera”, perché ci si recava al tempio per pregare (cfr At 3,1). Nella cristianità assume un’importanza particolare perché è l’ora della morte di Gesù (cfr Mt 27,46; Mc 15,34). E’, secondo certa tradizione, l’ora più idonea per chiedere delle grazie. Il centurione Cornelio fu esaudito proprio pregando verso l’ora nona (At 10,3.30). La preghiera della sera è un’altra tappa fondamentale nella giornata del cristiano. Così come il mattino è contrassegnato dalle lodi, la sera è contrassegnata dalla preghiera dei vespri. “All’offerta della sera… caddi in ginocchio e stesi le mani al mio Signore” (Esd 9,5). E il salmista aggiunge: “Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera” (Sal 140,2). La chiusura della giornata, contrassegnata dalla compieta o dalle preghiere prima di dormire, è il momento in cui si ringrazia Dio per tutti i doni ricevuti durante il giorno, chiedendo anche perdono per le mancanze commesse. Inoltre si affida a lui la notte perché sia protetta da ogni pericolo. Non manca chi pratica, con particolare generosità, anche la preghiera notturna. Come Gesù si ritirava spesso la notte a pregare, così monaci e monache, ma spesso anche laici ferventi, alzandosi dal riposo o prolungando la veglia, scoprono ancora oggi nella notte il momento più tranquillo per pregare, e lontano dal chiasso del mondo posano il capo sul petto di Gesù tenendogli compagnia in un rinnovato ed intimo Getsemani. L’adorazione notturna ha come frutto grandi grazie, e addestra al digiuno del sonno. Ma non è solo l’arco della giornata ad essere scandito dai ritmi della preghiera: lo è anche la settimana, con un significato evangelico per ogni diverso giorno, fino al culmine della domenica che è sempre memoria di resurrezione. E lo è anche l’anno, che dalla chiesa è ritmato secondo l’anno liturgico che ripercorre nelle sue fasi l’intera missione di Gesù. Tutto questi aiuti conferiscono al nostro tempo una direzione a spirale verso la salvezza, e ci dicono una sola cosa: la nostra storia ha per meta l’eternità. Per questo l’Eterno va continuamente chiamato nel nostro tempo. Per questo la Bibbia ci dice: “Pregate incessantemente” (1Ts 5,17). Come ricordava San Gregorio Nazianzeno: “E’ necessario ricordarsi di Dio più spesso di quanto si respiri”.