LA CHIESA E GLI EBREI 2018-02-16T16:44:38+00:00

La Chiesa e gli ebrei

di Stefano Biavaschi

Si è molto discusso sul reale rapporto chiesa-fascismo e chiesa-ebrei durante il periodo nazista. In particolare si è studiata la figura di papa Pio XII: quale fu realmente il suo ruolo in questa vicenda?

Sicuramente Pio XII non era un uomo in cerca dello scontro frontale, anzi si considerava un mediatore, un papa della pace. E’ cosa nota a tutti quanto egli abbia lottato, con ogni iniziativa diplomatica, per impedire lo scoppio della guerra. Il 3 maggio ’39 propose una conferenza internazionale di pace, e il 24 agosto lanciò un famoso radiomessaggio al mondo supplicando che si evitasse il ricorso alla guerra.

Quanto al rapporto con il fascismo, Pio XII cercò di seguire le orme del suo predecessore Pio XI che, se da una parte aveva accettato di risolvere l’antico conflitto Stato-Chiesa con il Concordato del ’29, dall’altra aveva coraggiosamente smascherato gli obiettivi del regime con l’enciclica Non abbiamo bisogno, del 29 giugno 1931.

Anche contro l’ideologia nazista la Chiesa trovò in questi due papi una ferma denuncia degli errori sia pur continuando a rispettare tutti i popoli, di cui si sentiva madre: Pio XI nella sua enciclica Mit brennender Sorge (“Con bruciante sollecitudine”, 14 marzo ’37) scriveva: “Non volevamo con silenzio inopportuno essere colpevoli di non aver chiarito la situazione, né con rigore eccessivo aver indurito il cuore di quelli che, essendo sottoposti alla Nostra responsabilità pastorale, non sono meno oggetto del Nostro amore, anche se ora camminano sulle vie dell’errore e si sono allontanati dalla Chiesa”. Ed anche Pio XII, nella sua enciclica Summi Pontificatus del 20 ottobre ’39 ricordava limiti dell’amor di patria: “Il legittimo e giusto amore verso la propria patria non deve far chiudere gli occhi sulla universalità della carità cristiana”. Dire di più sarebbe stato peggio, se già questo bastò a far scattare dure repressioni, prima contro la stampa cattolica (che venne man mano espropriata e fatta tacere), poi contro fedeli e sacerdoti che a migliaia vennero deportati fianco a fianco degli ebrei: nel solo campo di concentramento di Dachau ne furono internati 2.800, e nella sola Polonia nazista ne furono fucilati o lasciati morire circa 3.500.

Riguardo agli ebrei la stessa Summi Pontificatus indicò chiaramente i “giudei” come parte della famiglia umana, ma l’enciclica fu proibita in Germania: nonostante l’ordine di distruggerne ogni esemplare, i cattolici riuscirono a distribuirne clandestinamente 88.000 copie in territorio tedesco.

Anche successivamente (ed ancora il 24 dicembre ’42 e 2 giugno ’43) Pio XII continuava a condannare gli stermini per motivi razziali. Il papa riteneva Hitler “un invasato sotto l’influsso del demonio”, e sapeva di essere diventato l’uomo da lui più odiato.

Quando Hitler, il 10 settembre ’43, occupò Roma (violando l’avvertimento papale: “Dove regna la croce di Cristo, non voglio vedere la croce uncinata”), Pio XII accolse innumerevoli ebrei nella Città del Vaticano (a cui il Concordato aveva riconosciuto extraterritorialità) e moltissimi altri di questi “diletti figli”, come lui li chiamava, vennero nascosti nei conventi e nei monasteri di mezz’Europa. La stampa ebraica di quegli anni ricorda con gratitudine quanto il papa fece per salvare gli ebrei, arrivando perfino a utilizzare il suo denaro personale per assisterli. Anche il suo nunzio apostolico Angelo Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII) rischiò la vita salvandone a migliaia coi lasciapassare vescovili. Lo storico italiano Antonio Gaspari, nel suo volume Gli ebrei salvati da Pio XII, riporta i segni di gratitudine espressi dagli scampati dell’olocausto e da varie personalità tra cui il premier israeliano Golda Meir. Nel 1955, decimo anniversario della Liberazione, l’Unione delle Comunità Israelitiche proclamò il 17 aprile “Giorno della gratitudine” in onore a Pio XII. L’israelita Pinchas Lapide, ex-console israeliano a Milano, ricorda: “La Chiesa cattolica, sotto il pontificato di Pio XII fu lo strumento di salvezza di almeno 700.000 persone, ma forse anche di 860.000 ebrei che dovevano morire per mano nazista” (da Corriere della Sera, 28 aprile 2002). E il rabbino di New York David Dalin, sul periodico americano The Weekly Standard riguardo a Pio XII scrive: “Nessun altro papa è stato così magnanimo con gli ebrei. L’intera generazione dei sopravvissuti all’Olocausto ha testimoniato che Pio XII fu autenticamente e profondamente un giusto… Io credo che papa Pacelli fu il più grande sostenitore degli ebrei”. In un attestato delle comunità israelitiche italiane che si trova al Museo della Liberazione di Roma è scritto: “Il Congresso dei delegati delle comunità israelitiche italiane, tenutosi a Roma per la prima volta dopo la liberazione, sente imperioso il dovere di rivolgere reverente omaggio alla Santità Vostra, ed esprimere il più profondo senso di gratitudine che anima gli ebrei tutti, per le prove di umana fratellanza loro fornite dalla Chiesa durante gli anni delle persecuzioni e quando la loro vita fu posta in pericolo dalla barbarie nazifascista”.

E perfino lo scienziato ebreo Albert Einstein, fuggito dalla Germania negli USA, lodò la Chiesa scrivendo sul Time Magazine del 23 dicembre 1940: “Soltanto la Chiesa si oppose pienamente alla campagna di Hitler mirante a sopprimere la verità. Non avevo mai avuto un interesse particolare per la Chiesa, ma ora sento per essa un grande amore ed ammirazione, perché soltanto la Chiesa ha avuto il coraggio e la perseveranza di difendere la libertà intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che prima avevo disprezzato ora lodo incondizionatamente”.