La Croce di Gesù 2018-02-12T19:14:43+00:00

La Croce di Gesù

Perché Gesù ha scelto la croce? Era possibile evitarla? Che significato ha per noi la croce? La morte violenta di Gesù non è stata frutto del caso, né di un destino a cui Cristo non avrebbe potuto sottrarsi. Essa appartiene al misterioso disegno di Dio che Gesù abbraccia con piena consapevolezza e per amore dell’uomo. San Pietro, come primo annuncio dopo la Pentecoste, rivela proprio questo: “Egli fu consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio” (At 2,23). Dio ha permesso il libero esercizio delle volontà di male, convergenti attorno al calvario, per adempiere il suo disegno di salvezza stabilito dall’eternità, e annunziato dalle Scritture. San Paolo scrive ai Corinti: “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture” (1Cor 15,3). La Croce ha dunque significato di espiazione, riparazione, redenzione. La Chiesa ha sempre insegnato che Cristo morì per tutti, senza eccezioni: “Non vi è, non vi è stato, e non vi sarà alcun uomo per il quale Cristo non abbia sofferto” (Denz-Schönm, 624). Questo però non vuol dire che tutti si salveranno: Gesù parla chiaramente della possibilità della dannazione eterna. A tutti è stata data però la possibilità della salvezza, a tutti coloro che liberamente sceglieranno di abbracciare la Croce. Già nella prima teofania pubblica, quando Gesù si fa battezzare nel Giordano, Cristo si mostra come “l’Agnello di Dio,…colui che toglie i peccati del mondo” (Gv 1,29). Il sacrificio pasquale degli agnelli era praticato dagli ebrei come offerta propiziatoria a Dio, e col sangue veniva asperso il popolo; ma nessun agnello e nemmeno nessun uomo avrebbe potuto pagare il prezzo di tutti i peccati passati, presenti e futuri commessi da tutta l’umanità. Era un debito talmente alto che solo il Figlio di Dio avrebbe potuto saldarlo in pienezza. Tramite la sua natura umana poté soffrire, tramite quella divina pagare infinitamente, riscattando il prezzo della nostra salvezza, e liberandoci dalle catene del male e del peccato, per aprirci le porte della vita eterna. Questa nuova Pasqua viene però chiamata mistero perché la nostra ragione e la nostra immaginazione non potrebbero mai sondare l’abisso di questo dolore né i vertici di questo amore. E’ grazie alla Croce che siamo salvi, che possiamo vivere la nostra vita con un senso, e dopo di essa partecipare della beatitudine eterna con tutte le persone che amiamo e che abbracceranno questa salvezza.

Gesù ha accolto nel suo cuore umano l’immenso amore del Padre, e l’ha tradotto in sacrificio di salvezza, “perché nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici” (Gv 15,13). Nonostante il peso della prova, pienamente avvertito già nel Getsemani, si è trattato di una scelta spontanea e liberamente accettata: “Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso” (Gv 10,18). L’Eucaristia, istituita nell’ultima sua cena, diventerà perenne memoriale del suo Corpo e del suo Sangue offerti per la salvezza. A tal fine conferisce il suo sacerdozio agli apostoli, che vengono consacrati per continuare e rinnovare il suo sacrificio.

Anche se la morte di Gesù è un “sacrificio unico e definitivo” (CCC 613), Gesù ci rende compartecipi del suo amore, e dunque anche del suo disegno di salvezza. Unisce tutti coloro che all’interno della Chiesa vivono in stato di grazia, e tramite questo suo Corpo Mistico prolunga la sua opera di redenzione. Accoglie l’offerta che davanti all’altare i cristiani fanno della propria vita e della propria sofferenza, perpetuando la sua passione attraverso di loro.

Tutti i cristiani possono gioiosamente unirsi a questa azione di salvezza, attraverso la quale Cristo li rende “pescatori di uomini”.

Approfondimento sulla Morte di Gesù