La Gloria di Dio 2018-02-12T19:18:24+00:00

LA GLORIA DI DIO

Dopo che abbiamo affrontato il tema della Risurrezione, e dell’Ascensione (cfr. articoli precedenti) ci sembra opportuno ricordare anche quello della Gloria di Dio che troppo spesso rimane assente dalle predicazioni e dalle omelie. La nostra preoccupazione verso le cose contingenti e la nostra tendenza ad interessarci solo verso ciò che nel cristianesimo conduce ad un’utilità sociale, ci porta infatti a dimenticare che il fondamento e il fine di tutto quanto esiste è la Gloria di Dio. L’agire dell’uomo, per quanto nobile possa essere, non è un agire cristiano se non ha come meta la Gloria di Dio. La carità verso i poveri, l’aiuto verso gli emarginati o i tossicodipendenti, la cura dei portatori di handicap, ed ogni altra forma di servizio come anche di apostolato, acquistano una direzione e un senso se la speranza che ci anima è quella di vedere un giorno tutti questi fratelli partecipare alla Gloria di Dio. Ciò che di bello e di buono noi riusciamo a realizzare nel tempo deve essere visto solo come il primo precario frammento di un Regno che completerà in gloria quello che noi abbiamo fatto. Anzi, è proprio per questa ragione che ogni opera umana merita la massima attenzione. Perché se è vero che le nostre azioni e il nostro annuncio sono solo un provvisorio e imperfetto segmento di cui non controlliamo il destino, è anche vero che tutto in Cielo sarà ripreso, valorizzato e perfezionato dall’Amore onnipotente di Dio che glorifica tutto ciò che gli somiglia.

Se non intende questo, anche il cristiano meglio intenzionato finisce nello scoraggiamento, finisce per dire: "Ho fatto e fatto ma non sono riuscito a cambiare il mondo", cadendo così in quella mentalità efficientista che rinchiude tutto al contingente, e per la quale è buono ed ha senso solo ciò che produce un successo visibile. Ma il cristiano che in stato di grazia è già, in parte, cittadino del Cielo, sa che Dio asciugherà ogni lacrima dai suoi occhi perché "il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza" e "i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo e anima" (CCC 1042).

Tutto questo il cristiano può già pregustarlo nell’Eucaristia, che la chiesa antica chiamava "pegno della Gloria futura" e che il Catechismo definisce "anticipazione della Gloria del Cielo"(CCC 1402): lasciandosi trasfigurare dal Pane di vita eterna egli infatti anticipa in sé e nel suo agire i tratti di quella Gloria.

E’ questa la radice di quella virtù teologale che chiamiamo Speranza, anche se spesso la riduciamo ad una semplice attesa di un qualche futuro migliore. In realtà non è in gioco solo la nostra felicità, sebbene (e pure questo viene ricordato poco) questa ci sarà conferita in misura immensa e per tutta l’eternità. La Gloria di Dio non si riduce solo alla dilatazione di tutto l’essere al godimento celeste, ma è anche somma manifestazione dello Spirito, alla Luce ineffabile del quale tutto il molteplice s'incontra e si unisce sublimandosi nell’Amore irradiato dalla Trinità. E sebbene quest’ultima sarebbe nella Gloria anche senza le creature, la storia personale di salvezza di ciascuna di queste, una volta glorificata, diventerà paradiso vicendevole per tutti i beati.

Se imparassimo a vedere nelle persone quello che esse in gloria saranno, riusciremmo ad amarle oltre ogni tentazione di scoraggiamento o rancore. Riusciremmo a capire che esse non sono quali ci appaiono, riusciremmo a scorgere in loro le membra risorte del Cristo.

Ed anche tutte le cose che ci circondano ci svelerebbero la loro natura di segni che nascondono e svelano i lineamenti della Città celeste.

(Stefano Biavaschi)