La preghiera nel tempo della Chiesa 2018-02-15T18:38:04+00:00

LA PREGHIERA NEL TEMPO DELLA CHIESA

Quando la chiesa cominciò a muovere i suoi primi passi, attinse i suoi modelli di preghiera sia dall’Antico Testamento che dalla nuova eredità spirituale lasciata da Gesù. Una delle prime forme di preghiera che si struttura, è la professione di fede. Questo perché, prima di ogni altra cosa, era necessario avere sempre ben chiaro in chi e in che cosa credere. Le prime professioni di fede sono a noi visibili nelle predicazioni apostoliche, spesso unite all’annuncio del kerigma. Gli apostoli, infatti, annunciavano pregando. Un esempio archetipico di professione di fede, è quello che potremmo chiamare il “credo paolino”, racchiuso in un gruppo di versetti della Lettera ai Colossesi, in cui Paolo annuncia Gesù con queste parole: “Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili. Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza, e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1,15-20). Qui appare molto bene la fusione tra annuncio e professione di fede. Inoltre vi si può benissimo individuare l’embrione di quella che sarà la più gloriosa e importante preghiera della Chiesa: il Credo, quello formulato per intero dai Padri di Nicea e Costantinopoli nel IV secolo.

Ma la chiesa cominciò a pregare anche in tanti altri modi, fatti sia di parole sia di gesti. Una delle modalità più semplici era il segno di croce: esprimeva in modo molto semplice la fede nella Trinità. Ne abbiamo le prime testimonianze dagli antichi Padri, anche se inizialmente era solo la “piccola croce”, fatta col pollice sulla fronte, e talvolta su altre parti del viso o del corpo. Tertulliano (160-220) scriveva: “Sia che ci mettiamo in viaggio, sia che usciamo od entriamo, sia che ci vestiamo, ci laviamo, andiamo alla mensa o al letto, o ci sediamo, sia in queste sia in tutte le nostre azioni, ci segniamo la fronte col segno di croce” (De corona militis, III,4). L’uso del segno di croce era quindi assai diffuso, e non solo nei momenti liturgici, ma in quasi tutte le circostanze della vita, quasi a suggerire che tutta la vita, anche nel quotidiano, dev’essere preghiera. Nelle antiche liturgie battesimali, ben conoscendo la valenza anche esorcistica del segno di croce, era in uso praticarlo sulla fronte, sulle orecchie e sulle narici, come scritto nella Traditio Apostolica, antichissimo testo liturgico del 215 d.C., ove anche si legge: “Quando sei tentato, segnati devotamente la fronte: è il segno della Passione, conosciuto e sperimentato contro il diavolo se lo fai con fede”.

Un altro modello di preghiera era la benedizione, nella sua duplice direzione: si benedice Cristo o il Padre, oppure se ne accolgono le benedizioni. San Paolo, scrivendo agli abitanti di Efeso, riassume in una frase entrambe le direzioni: “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo” (Ef 1,3). Si pregava anche con l’adorazione: “L’adorazione è la disposizione fondamentale dell’uomo che si riconosce creatura davanti al suo Creatore” (CCC 2628). Nei secoli l’adorazione verso Dio passerà spesso attraverso le effigi dell’arte (icone, crocifissi…), fino a trovare il suo culmine perfetto nell’adorazione eucaristica. I santi amavano “abbronzarsi” per ore al Sole dell’Eucaristia, che irradiava in loro le virtù mistiche e dello spirito. La preghiera di ringraziamento o di lode era invece il modo con cui i cristiani ringraziavano il Signore o semplicemente riconoscevano che Dio è Dio. Nel cammino di santità il ringraziamento e la lode vengono elevati perfino davanti alle prove e ai dolori: dinanzi alle sciagure della vita il non credente impreca o semplicemente si rassegna; il cristiano vero, invece, trova la forza per ringraziarne Dio e per lodarlo nonostante le avverse evidenze. Spesso questo tipo di coraggio capovolge letteralmente le situazioni di disgrazia trasformandole in brevissimo tempo in situazioni di grazia.

La preghiera di domanda, è sempre stata particolarmente conforme alla natura dell’uomo, sempre incline a leggere i propri bisogni; ma la prima cosa che la Chiesa ha sempre insegnato a chiedere è la volontà stessa di Dio in ogni circostanza. E, quando invece cadiamo nel peccato, la nostra domanda deve saper diventare domanda di perdono. Infine, il credente incorporato nel corpo mistico, può prolungare verso i fratelli l’azione salvifica di Cristo tramite la preghiera di intercessione. San Paolo invitava a pregare “incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito Santo” (Ef 6,18), per i cristiani come per i nemici, in tutte le modalità offerte dalla fede, intrattenendosi a vicenda “con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore” (Ef 5,19).