LE CONQUISTE DEL MONACHESIMO 2018-02-16T16:41:29+00:00

IL MONACHESIMO, RADICE DELLA CIVILTA’ EUROPEA

di Stefano Biavaschi

E’ sorprendente scoprire che quasi tutto ciò che ci circonda era previsto ed organizzato da secoli da migliaia di mani umili e laboriose, che attraverso i monasteri ci hanno offerto con instancabile pazienza e grande generosità immensi doni sia materiali sia spirituali.

Fra tutta la gran varietà delle opere umane non ve n’è una a cui i monaci non si siano applicati, per migliorarla o farla crescere. Spesso hanno anzi realizzato ciò che non c’era, dato vita a grandi invenzioni, senza le quali l’umanità tutta sarebbe molto più indietro, e soprattutto avrebbe perso troppe grandi cose che si sono rivelate necessarie per la sua sopravvivenza fisica e morale. Dalla scrittura alla musica, dall’architettura all’artigianato, dalla bonifica dei terreni alle arti mediche, dalle officine alla produzione alimentare, i monaci non solo hanno dato al mondo intero una grande lezione di saggezza e sapienza, ma lo hanno fatto con uno spirito di servizio che tutt’oggi resta inimitato. Il monachesimo si manifesta nella nostra storia come un fatto unico e per certi versi “sovrumano”, che con la sua grande estensione nei secoli e nello spazio, con le sue variegate ramificazioni per tutta Europa ed anche fuori di essa, aiuta l’uomo ad incontrarsi con un mistero che entra nel tempo e collabora con lui, che si posa accanto alla storia degli uomini accompagnandola verso destini di prosperità, di pace e di bene. Ogni cosa che viene fatta non solo è utile, non solo serve, ma ad essa è chiesto d’essere anche bella. Nulla viene creato se non regala qualche lezione di bellezza, se non riflette in qualche modo la bellezza degli ideali che quei monaci e quelle monache custodivano con fede nel cuore. Lo stesso monastero in cui vivevano doveva essere bello, doveva educare gli animi (dei monaci come dei visitatori) all’armonia interiore, alle profondità dell’io. L’altezza e la statura dei colonnati, la geometria degli spazi, i segreti rivelati dagli spiragli di luce, la poesia dei chiostri, l’orientamento astronomico ed il suggerimento dei colori, dovevano narrare l’incontro con l’infinito, dovevano trasformare l’osservatore in protagonista, educandolo ad avvertire il segmento insignificante della propria vita come parte di un tutto. Nessun uomo, per quanto santo, avrebbe mai potuto concepire i modi di un’educazione così totale della persona. Nessun uomo e nessuna comunità. Occorrevano ininterrotte generazioni di uomini che si trasmettessero instancabilmente nel tempo i frutti della sapienza, goccia su goccia, fino ad innalzare il livello dell’umano oltre i semplici limiti della capacità dei singoli; ma è proprio questo che avviene col monachesimo. E’ proprio così che i monaci riescono a dare vita a quelle meravigliose realizzazioni che ancora oggi l’uomo moderno può contemplare. E questa trasmissione di saperi e di arti non avveniva solo di generazione in generazione, ma anche da monastero a monastero, e talvolta anche importando, tramite pellegrinaggi in terre lontane, le preziose conoscenze d’altre civiltà. E’ così che i monaci imparano ed insegnano il progresso di tecniche e di mestieri, a cominciare da quelli dell’arte. Nascono così nuove pitture e nuovi mosaici, realizzati con tecniche così raffinate che ancora ne stiamo studiando i segreti. Nascono le preziose miniature, ove l’oro ed il rosso incantano l’osservatore, ove l’azzurro è ricavato tritando finemente i lapislazzuli dell’Himalaya. Nascono i pentagrammi e le note musicali, le melodie di nuovi strumenti. Nascono le biblioteche e le università, supportate dal meticoloso lavoro nello scriptorium, ove gli amanuensi copiavano le opere dei classici e dei filosofi antichi, opere che così giungono fino a noi inalterate, assieme a tutte quelle composte nelle epoche successive, senza le quali oggi non sapremmo quasi nulla del nostro passato. Nascono i pregiati codici miniati, strumento non solo di evangelizzazione ma spesso anche di alfabetizzazione; autentiche opere d’arte che dalla Calabria all’Irlanda risuonano “di sonore voci all’udito di molti popoli”, come il Codice Purpureo di Rossano Calabro o i Books of Kells di Dublino. Nasce la cartografia ed il disegno tecnico, per far conoscere i mondi più lontani o per progettare una cattedrale. Nasce la botanica come scienza, lo studio delle erbe medicamentose e la lavorazione di prodotti farmaceutici. E poiché i monasteri sono aperti anche alla cura dei malati, nascono infermerie ed ospedali, attorno ai quali progredisce e si trasmette la scienza medica. Anche la chimica muove i primi passi, mentre l’astronomia è già da tempo applicata all’architettura dei luoghi sacri. Nascono le dighe olandesi, come quelle realizzate verso il mille sotto la guida delle abbazie di Egmont e di Hohorst, che strappano al mare i primi polder, terre che prima erano sommerse. Nelle Fiandre l’abbazia di Les Dunes trasformò 25 mila acri di terreno sabbioso in terre coltivabili. Nascono, grazie all’abbazia di Morimondo, le prime marcite della pianura padana, prati ondulati che permettono numerosi tagli d’erba l’anno, grazie ai percorsi inclinati dell’acqua. Nascono i primi mulini di ferro, realizzati dai cistercensi per la frangitura delle olive o la lavorazione della lana. Nascono nuovi metodi agricoli, come la rotazione triennale delle colture. Nascono centinaia di nuovi ettari di vigneti (sorti dalla faticosa bonifica delle paludi), da cui i monaci ricavano vini, liquori e spumanti. Ad inventare lo champagne fu Dom Perignon, monaco benedettino dell’abbazia di Hautvillers, studioso di viticoltura ed enologia. I monaci si dedicarono per secoli anche all’allevamento del bestiame, alla lavorazione della frutta e dei formaggi. Nasce il parmigiano, grazie alle abbazie benedettine parmensi del XIII secolo. L’apicoltura trovò grande sviluppo, così come la lavorazione della cera. Nascono innumerevoli laboratori artigianali, che nei cortili dei monasteri si dedicavano alla tessitura come alla falegnameria, alla costruzione di nuovi attrezzi come alla lavorazione dei diversi metalli. I monaci avviarono anche le prime industrie minerarie; nel 1140 l’abbazia di Newbattle fu pioniera nell’estrazione del carbone in Scozia; attorno al 1250 l’abbazia cistercense di Flaxey, in Inghilterra, si dedicava all’estrazione del ferro, e possedeva quattordici fornaci in piena attività.

Tutti questi avvenimenti forgiarono la vita sociale dell’Europa per secoli, contribuendo alla sua crescita morale ed economica. Nella grotta di Subiaco, ove visse per tre anni San Benedetto da Norcia (padre fondatore, nel quinto secolo, del monachesimo occidentale), ed attorno alla quale è nato il primo dei monasteri, ancora oggi visitabile, sono appesi dodici preziosi candelieri: è un dono della Comunità Europea, segno di riconoscimento per l’opera di unificazione svolta dal monachesimo in tutti questi secoli, e di cui ha giovato l’umanità tutta. Grazie ad esso, le diverse culture ed i diversi Paesi erano uniti da un cammino comune, compiuto quasi contemporaneamente, affratellato da scambi d’ogni genere. Cosa sarebbe l’Europa oggi senza tutto questo? Essa è figlia del monachesimo, anche se spesso è stata figlia ribelle e desiderosa di rinnegare la madre. I monasteri conobbero tutte le tempeste che la storia può infliggere a chi si erge nel tempo. Conobbero le distruzioni dell’espansione islamica (come accadde all’antichissimo monastero benedettino di Montecassino), conobbero l’ondata individualista del protestantesimo, conobbero la violenza materialista della Rivoluzione Francese (se dell’immensa abbazia di Cluny resta ben poco è perché nel 1790 fu dichiarata pubblica cava di pietre), conobbero i saccheggi selvaggi delle armate napoleoniche, le espropriazioni dello Stato italiano, nell’ottocento laicista e massone. Ma nonostante tutto questo, il monachesimo sopravvisse, fino all’attuale monachesimo moderno, che educa ancora il mondo all’amore ed alla bellezza. Un monachesimo forse più silenzioso, rispetto al chiasso del mondo, ma che, a causa delle sue continue gemmazioni, è ancora più variegato nei suoi ordini, ancora più esteso geograficamente per tutti i continenti. Un monachesimo missionario ed evangelizzatore, che mette al centro la carità, regalando operosità e servizio, cultura e salvezza. Nei suoi diversi rami, maschili, femminili, laici, mostra come la vera amicizia, che è alla base della vita comunitaria, sia il fondamento dei legami sociali più autentici, quando vissuta con fede profonda ed accoglienza dell’altro. Ancora oggi, tra i mistici spazi di questi monasteri nuovi e antichi, l’uomo moderno trova rifugio, scopre vie d’uscita dai suoi naufragi, riacquista la speranza, ricostruisce la propria vita, si apre alla contemplazione, avverte il trascendente di cui il resto del mondo ha cancellato ogni traccia. Nascosti fra scorci di natura incontaminata, o, inaspettatamente, fra il cemento delle città, i monasteri sono oggi come isole nel deserto spirituale dell’umanità contemporanea, oasi che custodiscono il segreto delle nostre origini, la speranza della nostra salvezza.