L’intelletto e il cuore 2018-02-15T17:58:51+00:00

L’INTELLETTO E IL CUORE

Uno dei cambiamenti più importanti che la Fede opera nel credente è il riallineamento mente-cuore.

La mente, intesa come sede della ragione, viene abitualmente adoperata dall’uomo come cosa a sé, separata dal cuore, a sua volta inteso come sede dell’amore e in particolare del sacro. La Fede, tramite lo stato di grazia conferito all’uomo, dona invece la capacità di far operare la mente e il cuore in sintonia, per cui i pensieri tornano ad essere allineati secondo le finalità dell’amore.

Tutto questo grazie alla riattivazione dell’Intelletto, che è quel modo di funzionare della mente quando questa è illuminata dal cuore. L’uomo in simile stato può accedere a nuove forme di conoscenza, che la filosofia riesce assai poco ad indagare, specie se anch’essa procede solo razionalisticamente, ossia priva di quello che Dante definiva il ben dell’intelletto. Questa nuova conoscenza non va vista però come il frutto di un procedimento gnostico di auto-illuminazione: nel credente è la Grazia che opera, e poiché Dio è Amore, la Sua Luce ci giunge solo per apertura del cuore e disponibilità all’amore. Amando l’uomo conosce. Ecco perché le maggiori conoscenze, anche filosofiche, sono sempre state riservate ai santi e ai mistici. Non esiste per l’uomo un modo di accedere ai beni dell’Intelletto senza un percorso di santità che lo introduca in profondità nello stato di grazia, che in fondo è uno stato angelico. Gli Angeli vivono già spontaneamente in tale condizione, e non conoscono scissione o dissidio tra mente e cuore. Ogni loro ragionamento è un ragionamento d’amore. La natura umana si trova invece svantaggiata da una situazione di peccato originale, con una mente lasciata senza luci a se stessa, e con un cuore senza guida dell’intelletto e pertanto esposto alle passioni. Ma se l’uomo, consegnandosi alla Grazia, entra nell’intima condivisione delle cose dello Spirito, riceve in dono quella sapienza del cuore che lo rende un profondo conoscitore del mondo, un autentico filosofo, e un vero scienziato.

Lo stato di grazia conferisce infatti all’uomo un modo nuovo di usare la ragione, consentendogli inoltre di arricchire la propria visione filosofica della realtà (weltanschauung) tramite un’ermeneutica particolare che permette di interpretare (e dunque conoscere) oltre il semplice dato sensibile.

Tutto ciò interesserebbe assai quegli studiosi che cercano una nuova epistemologia in grado di decifrare il mondo, e che stanno sempre più comprendendo che il modello scientista e riduttivista è ormai troppo angusto finanche per il progresso della scienza stessa, soprattutto dopo che il relativismo e la quantistica hanno mandato gambe all’aria tutti i dogmi della ragione matematica.

Anche dinanzi all’attuale crisi del senso, derivata dall’aver perso il riferimento a un Principio unico, o dinanzi al dissesto dell’io che deriva dal moltiplicarsi degli stimoli divergenti, il vero credente sa mantenere quell’unità interiore che gli proviene dal non aver perso quel Principio, e dall’aver posto l’amore unificante che da Esso deriva alla base della propria personalità pensante. Ed anzi egli prosegue gioiosamente per la via di una sempre maggiore scoperta dei meravigliosi carismi dell’intelletto e di una sempre maggiore dilatazione del cuore alle dimensioni dell’amore.

(Stefano Biavaschi)