Non togliere la vita 2018-02-12T18:56:43+00:00

Il quinto comandamento: NON UCCIDERE

Vi sono molte persone che si sentono la coscienza a posto affermando: "Io non sono un gran cattolico, ma in fondo Dio sa che non ho ammazzato nessuno". Premesso che per la propria salvezza eterna non è sufficiente l'essersi semplicemente astenuti dall'omicidio, siamo proprio sicuri che si uccide solo con un colpo di pistola o di pugnale? Vorrei elencare qui alcuni comportamenti che provocano o possono provocare il doloroso effetto di togliere il dono della vita a una persona, direttamente o indirettamente: l'omissione di soccorso, evitare cioè di prestare o richiedere aiuto per una persona in pericolo di vita; la guida pericolosa: l'incidente stradale mortale spesso non è affatto un "incidente", ma è stato provocato da un comportamento incosciente; l'uso e la commercializzazione di sostanze dannose per la salute, di cui si conosce la pericolosità nell'impiego domestico o alimentare (per esempio i cancerogeni); la pratica del fumo, specie in ambienti affollati o in presenza di bambini, malati, anziani (oltre, naturalmente, al normale danno per se stessi); lo spaccio di droghe, sia quelle che possono avere pericolosi effetti immediati, sia quelle che uccidono lentamente; la prescrizione irresponsabile di farmaci, senza considerazione per il possibile abuso o senza accertamento adeguato dello stato di salute del paziente; come anche l'esercizio sconsiderato della terapia medica o chirurgica, compresa la sperimentazione sui pazienti di tecniche pericolose senza effettiva necessità, e compreso l'espianto di organi da persone ancora vive; ogni informazione distorta riguardo notizie la cui completa e corretta conoscenza consentirebbe di salvare vite umane (non solo in campo medico e farmaceutico, bensì anche in ambito giornalistico o anche semplicemente a voce, nascondendo, omettendo, deformando in mala fede); la costruzione e la vendita di abitazioni costruite in zone pericolose, come quelle a rischio di frana o alluvione, od anche la realizzazione di edifici insicuri (insufficienza di cemento armato, mancata prevenzione anti-sismica…); l'interruzione di gravidanza od ogni consenso ad essa, attivo o passivo che sia, così come ogni incoraggiamento verso la stessa tramite la professione medica, giornalistica, politica, od altra; la sperimentazione o commercializzazione di embrioni umani, così come ogni tecnica che ne toglie la vita, compresi i metodi di fecondazione artificiale; l'eutanasia, attiva o passiva che sia, in tutte le sue varie forme (salvo la cessazione di accanimento terapeutico); il suicidio o l'istigazione allo stesso, anche tramite la stampa o i mezzi mediatici; l'uso pericoloso di armi, anche da caccia e sportive se utilizzate in modo inappropriato; la guerra ingiusta, cioè senza motivazione di difesa, così come ogni sostegno o incitamento ad essa, comprese le forme di protesta sociale armata, di terrorismo e di guerriglia urbana; la falsa testimonianza o il silenzio, soprattutto in sede processuale, quando a causa di essi si provoca o non si evita la morte di una persona; la pena di morte: pur essendo stata tollerata quando si presentava come unica via praticabile di difesa dall'aggressore, oggi gli Stati hanno quasi sempre mezzi incruenti di difesa e di sicurezza, per cui "i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti" (Cfr Evangelium Vitae n.56 e Catechismo n.2267). Abbiamo qui indicato solo alcuni esempi dei modi in cui, anche senza rendersene conto, s'infrange il quinto comandamento. Oltre che privazione assoluta di amore e di grazia, si tratta di una trasgressione mortalmente grave della Legge di Dio. Ogni vita umana, dal concepimento alla morte, è sacra, in quanto Dio "ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio di ogni carne umana" (Gb 12,10).